mercoledì 23 ottobre 2013

Movimento per ALLEANZA NAZIONALE


MOVIMENTO per
ALLEANZA NAZIONALE

mercoledì 9 ottobre 2013

Romano La Russa assolto da ogni accusa!

 
Romano La Russa, storico dirigente della destra milanese (MSI, AN, PDL ed ora FRATELLI d'ITALIA), già assessore della Regione Lombardia, è stato assolto, con formula piena, per non avere commesso il fatto, dalle infamanti accuse di finanziamento illecito ai partiti. Ci rallegriamo con Lui e con i suoi cari, ai quale, da subito, avevamo espresso la nostra piena solidarietà!
 
 
 

giovedì 21 marzo 2013

ROBERTO JONGHI LAVARINI


Agenzia ITALIA INFORMA: Chi è ROBERTO JONGHI LAVARINI

Milano, 21 marzo 2013


Roberto Jonghi Lavarini ha 40 anni, è felicemente sposato con Veronica ed ha due figlie di 11 e 6 anni, Beatrice e Ludovica. Laureato in Scienze Politiche alla Università Statale di Milano, lavora come consulente immobiliare nella società di famiglia ed è iscritto a diverse associazioni di categoria. Cristiano Cattolico praticante, fedele alla Tradizione, è Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e Volontario del Corpo Italiano di Soccorso del Sovrano Militare Ordine di Malta. Appassionato di storia, cultura, araldica, tradizioni religiose e popolari, enogastronomia e sagre paesane, è molto legato alle radici ed alla identità Walser (tedesco-vallese) della propria famiglia e fa parte del gruppo folkloristico del suo paese di origine, Ornavasso. Da sempre coerente militante di destra, è stato: Segretario Provinciale del Fronte della Gioventù di Milano, Dirigente Provinciale del Movimento Sociale Italiano, Dirigente Regionale di Alleanza Nazionale della Lombardia, Consigliere Circoscrizionale e Presidente della Zona Porta Venezia, per due volte candidato alla Camera dei Deputati come Indipendente ne La Destra. Attualmente, per scelta, non ricopre alcuna carica politica e non è iscritto a nessun partito ma collabora con diverse testate giornalistiche e partecipa a diverse trasmissioni televisive come opinionista.

INFO: www.robertojonghi.it CONTATTI: robertojonghi@gmail.com

venerdì 22 febbraio 2013

Votiamo LA DESTRA !




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Manifesto degli Architetti Lombardi.


 
Roberto Jonghi Lavarini, candidato alla camera dei deputati, nella coalizione di centro-destra, come indipendente ne La Destra di Francesco Storace, e sostenitore di Roberto Maroni in Lombardia, ha ricevuto ed analizzato il Manifesto elaborato dalla Consulta Regionale dell'Ordine degli Architetti, e ne sosterrà le proposte, in tutte le sedi politiche ed istituzionali."Come ho già, più volte, ripetuto, incontrando i rappresentanti delle associazioni di categoria (AMPE, ANCE, ANACI e UPPI), l'edilizia (sia pubblica che privata), è il primo volano della nostra economia nazionale, quindi è un settore che deve essere assolutamente sostenuto ed incentivato, attraverso una drastica riduzione della burocrazia e delle tasse, l'introduzione di sgravi ed incentivi fiscali, e la garanzia di accesso al credito per le imprese le famiglie italiane"
 
 
 


 

Consulta Regionale Lombarda

Manifesto degli Architetti Lombardi
08/02/2013

In occasione dell’imminente confronto elettorale che deciderà il Governo regionale, gli Architetti Lombardi, rappresentati dalla Consulta Regionale che ne coordina i 12 ordini provinciali, chiedono a tutti i candidati, uno specifico impegno nella condivisione delle misure e gli obiettivi che il nostro “manifesto” sintetizza, certi che le scelte che emergeranno, costituiranno, per il peso e il ruolo della Regione Lombardia, ricadute di rilievo anche per l’economia e la cultura dell’intero Paese.

MANIFESTO – OBIETTIVI PRIORITARI
 
PREVENIRE LE EMERGENZE

Lo sviluppo urbano ed edilizio deve tenere conto degli obiettivi di sicurezza e difesa del suolo in tutte le trasformazioni programmate del territorio. Il patrimonio edilizio residenziale si trova in uno stato di conservazione pessimo o mediocre, bisogna incentivare il suo recupero e adeguamento. Nella realizzazione di nuove edificazioni infrastrutturali, urbanistiche ed edilizie, bisogna incentivare il riuso delle aree già urbanizzate. A fronte dell’eccessivo consumo di suolo, una parte rilevante di edilizia abitativa libera rimane invenduta o non occupata, bisogna incentivare il riutilizzo con edilizia abitativa sociale o convenzionata.
 
INCENTIVARE GLI INTERVENTI EDILIZI E URBANISTICI VIRTUOSI
Il Piano Nazionale per la Rigenerazione Urbana Sostenibile nei suoi contenuti costituisce la vera innovazione di riferimento per i futuri interventi e dovrà avere una sua declinazione e diffusione a livello regionale, a partire dalla: Valorizzazione del patrimonio di infrastrutture, aree ed edifici esistenti. Riqualificazione di infrastrutture, aree ed edifici dismessi. Realizzazione di interventi di edilizia sociale, diversificando l’offerta di godimento del diritto dell’abitare, incentivando il mercato locativo e l’housing sociale.
 
ATTIVARE NUOVE RISORSE ECONOMICHE PER GLI INTERVENTI
Garantire risorse anche pubbliche alle costruzioni. Operare politiche fiscali, che possano attivare agevolazioni e costruire incentivi agli investimenti sul territorio. Sostenere e promuovere azioni in sede nazionale per la riattivazione del circuito del credito anche con il coinvolgimento degli investitori istituzionali. Incentivare il ruolo di regia regionale nei rapporti con l’Europa. Costruire servizi di assistenza all’accessibilità delle risorse anche per progettisti e professionisti.
 
PROMUOVERE I CONCORSI DI ARCHITETTURA PER QUALIFICARE IL TERRITORIO
Promuovere ed incentivare il concorso di idee ed il concorso di progettazione, per il miglioramento della qualità del progetto e dell’opera architettonica, sia nel settore pubblico che in quello privato.
 
RAZIONALIZZARE IL CONTESTO NORMATIVO E SEMPLIFICARE LE PROCEDURE AUTORIZZATIVE

Poche leggi, necessarie e leggibili. Procedure semplici, brevi ed efficaci. Gli architetti, come più volte proposto, si rendono da subito disponibili a fornire il loro contributo alla riformulazione dell’apparato legislativo di riferimento per le materie di loro competenza.
 
 
Cari colleghi Politecnici e persone per bene, oggi è stato presentato il Manifesto degli Architetti ,
se hai piacere di vedere di cosa si è parlato ho fatto una minicronaca su twitter.
Ieri invece abbiamo parlato di Agopuntura urbana per progettare smartcity. Penso che il "per bene" e l'architettura possano far rinascere l'Italia. Se sei anche tu della stessa idea mi piacerebbe conoscerti almeno su twitter. Mi auguro, che i miei pensieri, Ti possano essere utili per aiutarci a dare un nuovo slancio alla nostra Nazione. Cordialità

Arch. Edmondo Jonghi Lavarini

 

giovedì 21 febbraio 2013

LA DESTRA per la CULTURA.

 

 

 
LA DESTRA: IL “MANIFESTO PER LA CULTURA”
La Consulta per la Cultura presieduta da vicesegretario Nazionale Nello Musumeci: Guardare al contemporaneo e alle identità locali per rilanciare la cultura italiana
ROMA – È stato diffuso oggi il Manifesto per la Cultura - Politiche 2013, redatto dalla Consulta per la Cultura de «La Destra», coordinata dall’On. Nello Musumeci, vicesegretario nazionale del partito e deputato del Parlamento Siciliano. Il Manifesto prende spunto dalle politiche di questi ultimi anni che hanno progressivamente relegato la questione culturale agli ultimi posti delle graduatorie nelle agende di governo e critica la politica di tagli, devastanti nel campo della cultura, di cui il governo Monti è stato massima espressione. Il documento approvato dalla Consulta per la Cultura de «La Destra», propone di potenziare, al contrario, gli investimenti nel settore della cultura, del turismo e della formazione, scommettendo sul potenziale che rende l’Italia unica al mondo: le specificità dei territori (agricoltura, enogastronomia, tradizioni artigianali, etniche e religiose), le bellezze monumentali e artistiche, la magnificenza del paesaggio. Il Manifesto per la cultura contesta, poi, l’importazione di modelli esteri, emulati a discapito di una originalità nazionale, e mette l’accento sull’indebolimento progressivo delle azioni di tutela, da parte delle Istituzioni, nei confronti delle specificità culturali, creative, paesaggistiche, territoriali e imprenditoriali. A fronte di questo, «La Destra» propone di puntare sulla cultura contemporanea, “poiché – si legge nel Manifesto per la cultura - la costruzione dell’identità non conosce battute d’arresto: continua, sempre, e si nutre delle energie del presente, assieme a quelle del passato. Arti contemporanee, industria della moda e del design, ricerca scientifica e accademica, voci dissonanti e di sperimentazione, sviluppo di sistemi creativi, progettazione di segni e forme nuovi: l’orchestrazione dei molti fermenti culturali di una Nazione passa anche e soprattutto da qui”. Il Manifesto per la Cultura de «La Destra», contrappone, inoltre, alle insidie e alle complessità della globalizzazione, la valorizzazione di una cultura locale; declinata secondo logiche di competitività e di dialogo internazionale: “siamo quelli del glocal - si legge – che arginano le spinte ultra-liberiste del centrodestra e credono nella necessità di ripartire dai luoghi e dalle tradizioni. Quelli che puntano a un’Europa delle Nazioni, dei diritti uguali per tutti e delle mille differenze culturali, da esaltare e non livellare. Un’Europa unita dalle naturali, antiche solidarietà sociali, e non dalle sole esigenze di una fredda moneta comune. Un’Europa che lavori per costruire cooperazioni armoniche all’interno dell’area del Mediterraneo, favorendo gli interessi economici, i diritti e lo sviluppo dei popoli europei e rafforzando il dialogo con quelli extraeuropei. Ed è in questa direzione che la Destra sociale continua a muoversi, consapevole di quanto questo sia, essenzialmente,cultura. Cultura come nodo da cui determinare un’immagine reale della questione europea; cultura come possibilità concreta per un new deal che conduca oltre la crisi; cultura come strategia di sviluppo che punti alle specificità e alle sapienze dei territori. Cultura, infine, come desiderio, immaginazione, azione”. “Una Nazione ricca intellettualmente – spiega Nello Musumeci, coordinatore nazionale della Consulta per la Cultura - è una Nazione capace di generare ricchezze nuove e di mettere a frutto quelle antiche. Questo è il Nuovo Corso che immaginiamo”.
LE PROPOSTE DE «LA DESTRA» PER LA CULTURA ITALIANA:
- Politiche di defiscalizzazione per privati che acquistino opere d’arte o che sostengano, con forme di mecenatismo, istituzioni e progetti culturali.
- Defiscalizzazione per le aziende che investano in cultura, che acquistino opere d’arte o che producano progetti culturali.
- Sostegno alle nuove imprese creative e alle imprese giovanili in fase di start up, attraverso strumenti di consulenza, di finanziamento e di incubazione.
- Rimodulazione dell’IVA per prodotti culturali.
- Politiche consortili che agevolino nei costi di produzione e organizzazione le piccole gallerie e le piccole imprese creative, arrestandone il processo di sparizione: una soluzione, quella dell’associazionismo, che diventa strategia per affrontare i mercati globalizzati e per proteggere le specificità territoriali.
- Politiche di agevolazione e di sostegno (in termini economici, ma anche di offerta di servizi e spazi) per il non profit e la ricerca.
- Sostegno alle imprese creative e, nello specifico, al settore del made in Italy, nel tentativo di rafforzare l’export e di essere competitivi incentivando la produzione e la diffusione delle eccellenze italiane.
- Incremento e sviluppo di servizi, impianti e strategie di comunicazione, a favore del turismo culturale.
- Azioni di tutela e conservazione del paesaggio e dei beni culturali, con adeguamento dei servizi aggiuntivi, secondo standard europei e con investimenti per l’innovazione tecnologica.
- Sinergia forte tra mondo della formazione e mondo del lavoro, incrementando la partecipazione degli studenti al lavoro nella piccola impresa ma anche nella bottega: il recupero e la salvaguardia della tradizione artigianale si sposa con la formazione manageriale e con la ricerca creativa contemporanea, in linea con il trend del momento (vedi settore moda e design).
- Investimenti per la realizzazione e il completamento di opere pubbliche vocate alla cultura, creando occasioni di lavoro; aumento dei luoghi di promozione, fruizione e produzione culturale, anche fuori dai grandi centri e verso le periferie (musei, scuole, biblioteche, circoli, gallerie, cinema, teatri…).
- Coinvolgimento dei privati nella gestione degli spazi culturali pubblici e incoraggiamento delle forme di mecenatismo per il supporto di grossi progetti di produzione, restauro e conservazione. Mantenendo fermo il ruolo di monitoraggio e di controllo dell’istituzione pubblica, che ha la proprietà degli spazi e che detta le linee guida dei progetti, occorre sperimentare il modo in cui la managerialità, l’efficienza e la tempestività del privato possano compensare la lentezza burocratica, la mancanza di competenza, l’attuale ristrettezza finanziaria e la carenza di fantasia del pubblico. Riuscendo ad aumentare qualità e profitto.
- Stimolo alla cooperazione e al coordinamento tra enti statali, regionali, provinciali, comunali, per progetti culturali e strategie turistiche.
- Creazione di uno sportello ministeriale attento alle esigenze del cittadino, che possa servire per assistere le imprese, gli artigiani e le associazioni nell’accesso ai fondi statali ed europei, nella partecipazione ai bandi, nell’assistenza per i servizi, nella consulenza per i progetti.

Per una grande destra.

Roberto Jonghi Lavarini e Marcello Veneziani, con La Destra di Francesco Storace, per la convocazione di un congresso costituente per creare una nuova grande destra italiana.
 
 
E Fini, "il capitan Schettino della destra italiana" è bene che resti a casa, "ai domiciliari"
 
A quattro giorni dal voto, con tutti i politici impegnati nella corsa elettorale, a caccia anche di un singolo voto in più, “Il Giornale d’Italia” ha voluto intervistare Marcello Veneziani che, appena l’altro ieri, aveva lanciato, dalla prima pagina de “il Giornale”, un appello all’unità di tutti i partiti che compongono l’oramai frastagliatissima area di destra. Dopo aver sentito anche il parere di Pietrangelo Buttafuoco, era giusto cercare di comprendere meglio l’idea che Veneziani ha di una destra unita e coesa.

D. Veneziani, lei nel suo articolo guarda con nostalgia al passato, al MSI per intenderci, con un filo di disgusto alle divisioni odierne e auspica, per il futuro, una nuova destra unita. Ma in che mondo pensa che un’area così frastagliata possa ricompattarsi?
R. Sì, le biografie e l'esperienza dicono che non si compatteranno, ma io sostengo una cosa semplice: o lo fanno o la destra sparisce. Tertium non datur. Nessun frammento è in grado da solo di rilanciare il progetto politico di una destra. Quindi o tentano di ricomporre l'ambiente che ha animato la destra in Italia cercando di integrare la maggior parte di coloro che da quell’area provengono, oppure meglio finire in clandestinità.
D. Lei è il padre del progetto “Itaca”. Per lei il punto di partenza è un dialogo fra le varie correnti di intellettuali, o si deve partire –concretamente- dai programmi dei vari partiti e movimenti?
R. No, gli intellettuali non c'entrano o perlomeno non sono loro che devono far partito, gli intellettuali pensano e scrivono in solitudine. Gli intellettuali possono essere ostetrici, ma non leader di partito. Il progetto che io ho lanciato e che definii come un progetto prepolitico, era un invito accorato a chi vuol far politica a destra di ripartire dai punti in comune per rifondare un nuova destra.
D. Buttafuoco, nella sua intervista a “il Giornale d’Italia” ha parlato di una “casa comune” che vada da Casapound a una parte del PDL, passando perfino per la Lega. Lei crede che sarebbe realizzabile un’unione di “anime” così distanti?
R. Non credo che si possa fare una fusione generale, ci sarebbero troppe incompatibilità e crisi allergiche, ma credo che si debba tentare di integrare quanti più soggetti e movimenti possibili che accettino una comune piattaforma ideale.
D. Concretamente, da dove si dovrebbe partire per costruire un nuovo partito che rappresenti tutta la destra?
R. Da un tentativo di negoziato esteso a tutti, compreso chi ha seguito Fini, pentendosene. Si fa un tavolo, si indice un conclave, si cercano figure che possano almeno nella prima fase garantire un ruolo se non super partes almewno extra partes e si comincia. Poi se il discorso procede si genera un agile manifesto e si fanno gli stati generali della destra, ma chiamati in altro modo. Una bella cospirazione nazionale alla luce del sole, della Grande Destra per un'Italia rinata.
D. In questo marasma di sigle e movimenti, è innegabile che “La Destra” di Storace sia l’unica realtà ancora strutturata come un partito, almeno così la vede Buttafuoco. Lei si trova d’accordo?
R. Sono d'accordo nel ritenere la Destra di Storace il punto di partenza e riconosco alla destra di Storace la coerenza e la priorità cronologica rispetto agli altri. Ma attenti al gioco di chi vuol sminuzzare la destra, ridurla in frattaglie, e poi trattare caso per caso.
D. La convince il progetto messo in piedi da “Fratelli d’Italia”?
R. Se fosse partita un anno prima, diciamo alla fine del governo Berlusconi o perlomeno quando lanciammo con Besana l'appello da Itaca, e se fosse riuscita a riunirsi con le altre destre, a cominciare da La Destra, sarebbe stata una gran bella cosa. La Meloni e Crosetto mi sembrano un buon tandem. Ma rischiando la frammentazione e la battaglia dei prefissi telefonici, li aspetto al varco, cioè dopo il voto per riprendere il discorso interrotto. Con un invito: lasciate stare il centro-destra che dovrebbe essere un'aggregazione larga tra forze diverse, accontentatevi di mettere insieme i cocci della destra, sarebbe già una gran cosa, e poi dialogate con i moderati, i popolari e i liberali di centro.
D. In questa sua idea di una nuova destra, dove collocherebbe Gianfranco Fini?
R. A casa, non necessariamente nel Principato di Monaco. Al “capitan schettino” della destra italiana, che ha affondato ben quattro navi in forma di partito, si addicono almeno i domiciliari....
Micol Paglia